AnnaGiùDalTram

martedì 13 maggio 2014

La carità ai tempi delle elezioni.

Oggi mi è capitato di finire malauguratamente su un paio di pagine personali di alcuni candidati alle prossime elezioni regionali del 25 maggio. E una cosa mi ha colpito. Una scritta in homepage: “Per sostenermi, ecco il mio Iban”. Tu sei un genio! Sì, proprio tu, con la faccia da Peppa Pig e la boccuccia a canotto. Tu che hai vent’anni e ne dimostri cinquantaquattro. Tu che probabilmente fai la doccia con la cravatta e il Rolex al polso; hai alle spalle sei mesi di carriera politica e hai già cambiato due partiti. Tu, che, mi spiace, ma hai la faccia da pungiball. Tu che se papà ha abbastanza amichetti, tra non molto comincerai a guadagnare all’incirca 9000 euro al mese. E comunque pure se ti andasse male, la Mini Cooper che hai sotto il culo, significa che poi tanto povero non sei. Tu che chiedi dei soldi per sostenerti…ma accipigna: come se noi, che siamo lo Stato, non lo facessimo già da sempre! Ma poi che diamine c’è da sostenere? Le foto in doppiopetto con la faccia incredula? I volantini? I salatini? Devi pagarti i pacchi di patatine per gli amici che vengono ai tuoi dibattiti? Non ti va di offrirgli la Cola del Lidl e vuoi quella di marca? Ma nini, cribbio. Ti pare il momento di chiedere dei soldi ai tuoi eventuali elettori? E’ solo che non riesco a biasimarti del tutto. Comunque tu, che mi infondi la stessa sicurezza che avrei ad andare a pescare su una barca a remi insieme a Schettino, tu. Sei un genio, ragazzo mio. E se lo può fare uno come te, lo faccio pure io. Possiamo mettere in comune la stessa faccia di “tolla”. L’unica cosa è che io tra un mese sarò ancora nella stessa “bagna” di adesso. Però grazie, mi hai dato una grande idea!
Per sostenere la mia permanenza giù dal tram, il mio codice Iban è: IT52Y0200830030000040396673.

Non faccio grandi cose, cerco solo di far ridere. Ah, anche tu?...  

martedì 6 maggio 2014

Lingue(tte) del Tg Piemonte.

Ieri leggo un messaggio di Giacomino: “Anna per il tuo blog proverei ad inserire qualche video dei meteorologi dell’Arpa che fanno il servizio sul tg3 regionale del mattino. Sono l’essenza della presentazione televisiva”. Ma sì ma Jack (americanizzazione di Giacomo per gli amici) ma sei sempre il solito polemico, che sarà mai, diamine, devono leggere le temperature, dire se fa sole o se piove, chiunque sarebbe in grado di farlo…Invece. Invece accetto il consiglio e mi guardo in streaming la puntata odierna. E al minuto 00.54 capisco che Jack è davvero un amico: ho lo spunto per il post. Giusto per sapere di cosa parlo, date un’occhiata qui. Poi cominciamo.

http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-8cbbd8fc-3365-4785-a7ec-950b73541553.html?idVideo=ContentItem-a99ff684-8d3a-4c3f-b618-6c765d78935c&idArchivio=Buongiorno

Partiamo dal presupposto che non so quale sia lo share di Buongiorno Piemonte. Ma azzardo un pensiero. Probabilmente lo guardano Giacomino, prima di aprire il negozio d’agraria; mio cognato prima di mettere la divisa da civich e andare a far multe alle Vallette; il portiere notturno di Mirafiori; 5 o 6 vedove della Crocetta e una manciata di pumè (in lingua corrente, single un po’ attempati) sparsi tra le periferie della Granda e la prima cintura di Novara. Detto questo però, non è che dobbiamo buttare in tele il primo che capita. Ma lo avete sentito pour’om? Che poi mi fa quasi tenerezza: quello starà con la testa all’insù tutto il giorno per studiare lo spostamento delle nuvole e si infognerà di tabelle excel per vedere quanti millilitri di pioggia scendono in media su Porta Pila, è ovvio che non gliene fregherà nulla di parlare al tiggì. Quindi oggi ho deciso di perdonarlo. Resta il fatto che lancio un appello all’Arpa: vengo io alle 7 del mattino a leggere il meteo, gratis, lo giuro pubblicamente. Mi farebbe piacere, mi sentirei meno inutile su questa terra all’alba dei 30 anni e forse si capirebbe qualcosa senza dovermi far leggere il labiale per interpretare cosa dico.

Voglio però parlare dei giornalisti Rai. Che poi ce ne sarebbe da dire per quelli di Mediaset, di La7, di Rtl, e di Radio Maria. Ma il dibattito sarebbe troppo ampio. Mi limito a parlare dei giornalisti del Tg3 Piemonte.
Ognuno mediamente pizzica almeno tre o quattro lettere. Ma non la K, o la Y o al limite la Z. No. Di solito si tratta di fonemi fondamentali della lingua italiana. Taluni hanno toni bitonali, altri raggiungono acuti due posizioni sopra il rigo musicale. E ciò non è una discriminante valida per distinguere se si tratti di un uomo o di una donna a parlare. Nel dubbio leggi il nome di chi ha fatto il servizio e ti rassegni all’idea di non aver indovinato neanche sta volta. Non parliamo poi dell’accento. Vero che siamo tra di noi. Che magari fa pure piacere sentire un po’ di E lunghe e O così aperte che sembrano A. Ma dinci! Se gradisco un po’ di sano barottismo vado al concerto di Bruno Mauro e la band, oppure al tavolo delle briscolate alla bocciofila. Niente da fare, la radio e la tivù che selezionavano solo voci impeccabili non esistono più. Non voglio mica fare del purismo; la varietà degli accenti è anche vivace ed estremamente verace. Ma uno che tratti la lingua con garbo, non so voi, ma a me inchioda. Cioè starei a sentire anche l’ennesimo servizio sulle piste da sci di Limone Piemonte, senza sentirle pronunciare una cosa come “Limuone Piemuonte”. Mi interesserei delle zanzare killer che si riproducono nelle risaie di Vercelli senza sentire l’eco delle E per i due minuti a seguire.

Sah, basta fare polemica. Tanto sti giornalisti qui, anche se non parlano come un margaro di Sanpeyre, o ci sputano fuori la linguetta tra un avverbio e una preposizione o hanno un senso estetico di dubbio gusto, un posto al sole ce l'hanno. Vero che conta la bravura, verissimo, sempre stata d’accordo. Vero anche che con la crisi si taglia un po’ su tutto. Ma siete proprio una banda di balenghi se non date una mano alla Maura Fassio a capire che il tailleur rosa confetto con le spalline l'hanno tolto dal mercato nel '92 e se non aiutate la Milena Boccadoro a trovare finalmente la tinta giusta per i capelli. Milena: quelle della pubblicità che ti dicono che tu vali e poi ti fanno fare il colore “pis caval”, ti stanno prendendo in giro. Sei una donna d’assalto, non farti turlupinare. Poi c'è Nino Battaglia che le notizie non ce le legge: ce le mima con le mani come quando si gioca a Taboo. 

Con questo abbiamo concluso, passiamo la linea al meteo. Previsioni su Torino per la tarda serata di oggi: a stisa turna.

venerdì 18 aprile 2014

Telefono senza fili.

Io sono responsabile di ciò che dico. Non di quello che gli altri capiscono. E poi, se posso aggiungere una cosa....ah no, lasciamo perdere. Altrimenti siamo di nuovo da capo. Au revoir.

mercoledì 9 aprile 2014

Se Dio ti vedesse e Stalin pure?

Come in molti paesi della zona anche ad Almese ci si sta preparando alle votazioni del 25 maggio. Dovremo cambiare sindaco e giunta e quel che è certo è che ci sarà sicuramente un nome nuovo alla guida del paese. Quindi, oggi, vi racconterò come si comporta l’almesino doc, nel periodo preelettorale. Fate partire mentalmente la musica di Quark in sottofondo perché vi parlo di una specie dalle caratteristiche assolutamente rare e inusuali. Ce l’avete in mente? Molto bene. Cominciamo. L’almesino doc vive in un contesto piuttosto rurale ma nonostante ciò, rispetto agli altri ominidi dei paesi limitrofi, lui è un po’ più borghese. Potremmo dire che Almese sta alla Valle di Susa come Borgo Crimea sta a Torino.

L’almesino doc è un esemplare fatto e finito e marcabollato di “piemontese falso e cortese”. Cura i suoi interessi e si dedica allo sputtanamento altrui con fine classe e circonvenzione. Preferisce mantenere buoni rapporti con tutti anche con quelli di cui ha una bambolina voodoo che infilza prepotentemente la sera, nel chiuso della sua cameretta. L’almesino doc sorride in modo subdolo e batte pacche sulle spalle per poi sciacquarsele subito dopo. Per farla breve, se sei di Almese, non ti esponi. Mai. Neanche con tua madre, neanche con tua moglie.

Penserete che ne stia venendo fuori un ritratto orribile? Ma no, l’almesino si sbatte pure e si dà da fare. Che poi non sconfini dal suo orticello neanche in caso di eclissi totale permanente, invasione di cavallette e carestia fulminante, questo è un altro paio di maniche. E’ che quelle di cui sopra sono caratteristiche essenziali per questa analisi specificatamente preelettorale; quindi non me ne vogliate, sono almesina doc pure io, con tratti sanguigni riveresi, insomma: roba che non auguro a nessuno.

Dovete sapere che, mediamente, l’almesino doc, non si candida. O meglio, l’almesino doc che avrebbe anche tutte le carte in regola per essere uno stimato cittadino, colto, concreto e onesto, preferisce girare alla larga e non prendersi rogne che in qualche modo lo rendano troppo pubblico. Non che altri almesini che negli anni si sono dati disponibili non fossero colti, concreti e onesti. E’ solo che magari avevano uno spiccato senso del brivido ed erano immuni alle dicerie o agli sguardi sdegnosi. Perché se ti candidi e poi perdi, da noi, funziona che la gente, per un po’, fin che non si è dimenticata che ci avevi provato, ti disprezza. Chissà poi perché? Uno ha già la sfiga di essersi messo in gioco e di non aver preso manco i voti della cognata o dello zio, deve pure sentirsi emarginato. Ma robe da matti.

Oltre tutto non si sa mai che diamine voti un almesino. Alle politiche vince il centro destra e alle comunali un sindaco comunista. Sei convinto che uno c’abbia la faccia da Pd e invece c’ha la tessera della Lega. Ecco, ad Almese vige una spessissima coltre di dubbio su cosa pensi politicamente la gente. Facciamo un esempio. A Sestriere sapete cosa votano? Ma ovvio. A Vaie o a San Giorio, lo sapete? Assolutamente sì. Tu vai in questi posti e sai perfettamente quali sono le famiglie di sinistra, di destra o dei catto-comunisti. Ad Almese no. Se potessi essere un mosca bianca (e anche un po’ anticostituzionale) entrerei nelle cabine elettorali e sono certa che avrei delle sorprese inimmaginabili.


Beh, questo voleva solo essere un panegirico per rassicurare gli attuali candidati. Chi vi dice che vi voterà, probabilmente il 25 maggio sarà a fare pic-nic a Bergeggi. Chi vi dice “bravo, servono persone motivate che si impegnino”, quel giorno disegnerà donnine nude sulla scheda elettorale (ah, lo dico con cognizione di causa: avendo fatto la scrutatrice se ne vedono di ogni). Se avete voglia di candidarvi, fatelo con la stessa consapevolezza con cui si mollano i pedali della bici giù per una discesa di montagna. E se poi ci saranno dei denti rotti, non vi preoccupate: qualche almesino doc vi dirà che state così bene con quei due buchi al posto degli incisivi…

martedì 1 aprile 2014

Non di solo selfie.

Si dice selfie solo perché fa figo. Anche se non è nulla di diverso da un autoscatto. Ma si sa, il termine autoctono rischia di essere così banale e poco accattivante... Che poi uno, mediamente, si faccia un selfie con sullo sfondo le piastrelle del bagno, è un altro discorso. Quello denota proprio la “solitudine del cesso”. Trattasi di uno status che una volta accompagnava i lettori di Topolino e della Gazzetta che sulla tazza si procuravano una anestesia temporanea che colpiva le natiche. Ora invece è il luogo deputato alla ricerca di conferme del proprio essere esteriore. Ci sono cascata pure io eh. Sei lì che ti lavi i denti e tra uno sputo e l’altro ti guardi allo specchio e pensi, “toh, guarda oggi, non sono verde kiwi come al solito; non ho la pelle a solchi geometrici come i canestrelli e neppure i capelli di una cavia tibetana. Spetta che mi faccio una foto”. E magari fuori c’è già chi si è incatenato alla porta e ha preso una saldatrice per scardinare la serratura e riuscire finalmente ad entrare per conquistarsi il suo diritto quotidiano alla libertà. Intanto tu dentro hai già fatto un book pari a quello di un viaggio safari e stai scegliendo la foto con l’occhio più vispo e lo sguardo un po’ meno ebete di quello che hai di solito. Perché ovvio: quella foto, ne sei certo, non rimarrà solo un tuo diletto. Quella foto, sì, proprio lei, quella in cui traspare quello che tu credi sia il massimo del sex appeal (in realtà la sensazione che si ha nel guardarti è simile a quella che si ha contemplando una tapparella o uno swiffer) è stata fatta per essere c-o-n-d-i-v-i-s-a. Indi per cui merita spendere ancora qualche minuto per darle una aggiustatina con qualche filtro magico made by Instagram o Retrica. Nel frattempo chi continua ad aspettare che tu esca dal bagno ha già ripetuto ad alta voce, per quattro volte e in ordine alfabetico tutti gli improperi che conosceva. Ti ha augurato la peste, il tifo, la malaria e l’herpes. E sta disperatamente cercando una scusa per suonare al vicino chiedendo asilo. Ecco. Avete mai notato? Nelle foto di Instagram sono tutte gnocche. Ma tutte! Quelle basse sembrano alte, quelle strabiche sembra abbiano occhi da cerbiatto, quelle grasse acquisiscono forme più dimensionate e quelle antipatiche paiono quasi graziose. Scegli il filtro migliore e parte il tasto condivisione. Mediamente quell’immagine diventa foto profilo di Facebook, Twitter, Whatsapp, Linkedin, Google+ e pure Badoo e Meetic, diciamocelo. Te la ritrovi ovunque. Piuttosto ti scartavetreresti il bulbo oculare pur di non vedertela propinata per l’ennesima volta sotto il naso, ma niente. Sarà sempre lì, fin che non ne arriverà un’altra in tutto e per tutto identica a questa, fatta e ritoccata come nel siparietto di cui sopra. Pubblicata la foto parte la manfrina di cui le ragazze sono campionesse olimpiche: il complimento interessato. Della serie: se oggi ti dico quanto stai bene in questa foto, domani tu dirai lo stesso della mia. E così si innesca un meccanismo diabolico per cui questi selfie mediamente hanno 387 like e 55 commenti. Meno della metà della metà, sono sinceri. Ma meno eh. Partono cuori e amore a profusione, si gode di quei momenti di gloria che ci si è procurati e con falsa modestia ci si congratula a vicenda attribuendo meriti alla sola Madre Natura. Ma ci si dimentica sempre, in modo molto ingrato e ingiusto, di quel poveretto là, fuori dal bagno che, maledicendovi, vorrebbe lasciare anche lui il suo I don’t like!

lunedì 31 marzo 2014

Terremotidigitali.

Mi autodenuncio. Ho sentito il terremoto poco fa. Non con il suo classico boato, ma con un ondeggiamento di arredamenti nettissimo. E la prima cosa che ho fatto è stata scriverlo su facebook. Non mi sono ficcata sotto uno stipite, non mi sono rintanata sotto la scrivania. No. L'ho detto al web. Terremoto mi colga e mi porti via, maledetta me digitalizzata!

mercoledì 19 marzo 2014

Aggratis.

Riflessione breve e buoni propositi: devo smetterla di pensare che la mia professione non sia remunerabile. Devo smetterla di fare voli pindarici e giri di parole per chiedere, molto banalmente, ma anche in modo assolutamente doveroso: per questo lavoro quanto mi P-A-G-A-T-E? Lasciamo stare i contratti, per carità divina. Ne ho uno in stand by da un mese perché si sono "dimenticati" di scrivere i miei compensi; ma suvvia, son quisquilie che possono capitare: sono inezie! Chi fa i contratti è già così oberato, poveretto, che può anche capitare che si dimentichi un dettagliuccio simile. Leggasi definizione alla voce: furbetti. Invece è 10 anni che faccio sto mestiere ufficialmente e mi succede ancora di vergognarmi nel chiedere quanto mi spetta. Normalmente mi capitano dialoghi su per giù così. Prendo coraggio, studio a memoria la frasetta educata da dire con sorriso plastico e sguardo convincente e quando è ora di partire mi viene l'occhio vitreo, la voce tremula e le mani sudaticce: "Questo tipo di prestazione che vi offro potrebbe essere eventualmente, un domani, nel 2035, durante la prossima eclissi totale di sole, sempre se non vi chiedo troppo, non-vorrei-disturbare, siete già così carini a darmi tutto sto malloppo di roba da scrivere, ma poi tanto ho il Q8 sotto casa e praticamente la benzina me la regala in fondo, quindi posso pure andare a fare un'intervista al Triangolo delle Bermuda (che tra parentesi è l'ultimo indumento che mi è rimasto), eh niente...che vi volevo chiedere? Nulla, ci mancherebbe altro! Anzi, grazie che abbiate pensato proprio a me! Mi metto al pc e scrivo il pezzo. Ah, deve essere pronto tra un quarto d'ora? Ma certo, e che problema c'è!?". Già, che problema c'è?