AnnaGiùDalTram

domenica 21 dicembre 2014

Il mio Noncabolario -parte 1-

Ci sono espressioni che non sopporto. Mi dà fastidio il “condivido” detto da chi digrignando i denti in realtà la pensa in modo diametralmente opposto al tuo. E quel “condivido” è solo un modo elegante per cospargere la supposta col miele. 
Mi danno i nervi le ragazzette che iniziano monologhi dicendo “con il mio ex e bla bla bla”. Hai 18 anni mal contati e la spocchia da cinquantenne radical chic: ascolta me, se continui di sto passo tra non poco ne avrai così tanti di “ex” che memorizzando il tuo nome sul cellulare alla voce “ebola”, ti faranno passare la voglia di tirartela per essere stata piantata. 
Non sopporto la parola “condoglianze” fondamentalmente perché non vuol dire nulla. E’ un escamotage senza sentimento per riempire un silenzio quando non si sa cosa dire. Ecco, a volte, il silenzio, sarebbe proprio l’unica cosa da dire. 
Mi danno l’orticaria quelli che usano perifrasi e avverbi per arricchire concetti vuoti: “invero, sebbene, malgrado, cosicché”. A volte cado anch’io in questa trappola e allora cerco di ripetermi come un mantra “parla come mangi il pollo, parla come azzanni la pizza, parla come pucci i biscotti nel tè”. Non sembra, ma poi riesco a farmi capire meglio. 

lunedì 15 dicembre 2014

Giù il sipario.

Il dolore dev’essere intimo. Non ha nessun senso lasciarlo in balìa di sconosciuti e curiosi. Va custodito e vissuto con dignità e affrontato con chi ha orecchi e cuore per capire. Con chi c’è e con chi rimane, nonostante tutto. Altrimenti si corre solo il rischio di sembrare “dei patetici coglioni”. 

martedì 9 dicembre 2014

Velociraptor, aiutaci tu!

C’è una categoria di invertebrati che ultimamente mi sta capitando di frequentare più spesso da quando viaggio in tangenziale per recarmi al lavoro. Sto parlando di quelle teste di quiz che quando sulla A55 si sta appiccicati come il 15 di agosto sulla spiaggia di Borghetto Santo Spirito, loro, i cicisbei, passano con nonchalance nella corsia d’emergenza. Tranquilli come delle pasque, oltretutto. A me in quei momenti scatta l’ultras alla Giovanna d’Arco e vorrei virare tutto a destra per pararmi in mezzo alla loro saccenza. Ma perché la tua specie non è ancora in via d’estinzione? Sai cosa ti augurerei? Di stare una settimana rinchiuso in una voliera di piccioni a spartirti il pane duro con quei pennuti. Ma secondo te, se siamo bloccati come una coscia di pollo nell’esofago, ci sarà un motivo no? Molto probabilmente qualche sfortunato ha fatto un incidente, oppure c’è qualche cristiano che sta lavorando. Se non per noi che siamo tutti dei barboni in coda con te, almeno per questi poveracci, non ce l’hai un po’ di rispetto?  Arrogante e snob che non sei altro. Ogni giorno spero che dall’alto arrivi un elicottero della polizia stradale che ti afferri con gli artigli come un velociraptor e ti scarichi poco più in giù, a fare compost all’Italconcimi.  Esisterà una punizione divina per i prepotenti cafoni come te. O no?

martedì 18 novembre 2014

Non finisce qui.

Tornerò. Non so se sia una promessa o una minaccia. Fate voi. Ma al blog penso spesso. Soprattutto quando registro e catalogo storie che vorrei raccontarvi come avevo cominciato e come mi piaceva fare. Un sacco. Niente verrà perso, è solo tutto in standby. Sono assente da circa tre mesi. Perchè ho trovato un lavoro. Sovente anche qui ho scritto dei pipponi niente male quando l'attesa di trovarlo diventava sempre più snervante. Ma ora ce l'ho. Mi sono aggrappata al tram. Non posso dire di aver un biglietto di 1° classe con posto assegnato. Però c'è una cosa: mi piace tantissimo. Mi trovo benissimo. Vorrei tenermelo strettissimo. Temo sia il lavoro della mia vita. Non sono scaramantica e non credo di essermela gufata. La speranza comunque, è di tornare qui, presto, con qualcuna delle mie solite. Con quell'unico obiettivo per cui è nato il blog: ridere incondizionatamente di noi stessi.

domenica 7 settembre 2014

Se io non sono la concorrenza.

Sì. Lo stordito seriale esiste ancora. Quello che crede di padroneggiare ogni ambito della vita sociale di paese. Quello che per farti notare quanto tiene a te ti dice con l'occhio luccicante e un pò sottovoce, che grazie alla sua bomba tu farai il grande salto: "Ho una notizia interessantissima da darti così la scrivi. Dov'è che lavori già?". Ecco, appunto. Sono 12 anni che scrivo nello stesso e medesimo posto. Tutti i santi giovedì dell'anno, escluse festività e vacanze (poche, per altro) e non lo sai?! Per lo meno, visto che in realtà dovrei farti un favore, preparati! Ma il peggiore è lui: "Volevo poi farti fare un articolo: scrivi ancora per Luna Nuova?". Sono sempre 12 anni che ogni anno torni puntuale e pruriginoso come il canone Rai da pagare e ancora non hai capito che quella è la concorrenza? (che, oltre al resto, da che mi risulta, son sempre 12 anni che non ti caga e infatti gli articoli vieni a farteli fare da noi?!). Sarebbe come chiedere a Del Piero "Come ti trovi con la dirigenza Cairo?" e "Riesci a procurarmi due biglietti per la maratona?". Ma, fai tu.

mercoledì 27 agosto 2014

Se l'impiegato pubblico finisse su Tripadvisor, quante stelle prenderebbe?

Voglio istituire il tripadvisor degli uffici pubblici. Immagino che ognuno di voi abbia la sua esperienzuccia simpatica da condividere. Io questa mattina vado al centro per l’impiego, pensando che fosse meglio di una telefonata. Col senno di poi…Va beh. Vado, ore 9.30 circa. Non c’è anima viva. L’impiegata è libera e scazzata mi dice “prego”, facendomi capire che devo anche muovere le chiappe e sbrigarmi a sedermi davanti alla sua scrivania. Cominciamo bene. Le spiego con garbo il motivo per cui sono andata lì, concludendo con un “che cosa devo fare?”. Al che la (aspettate un momentino, devo trovare un sinonimo di stronza…mmm…niente da fare, non lo trovo, spiace che debba scrivere una parolaccia ma, davvero, non trovo le parole). Comunque la “lei” mi fa “Ah io non so proprio cosa dirle”. Sorrido e dico “bene…”. Vorrei anche suggerirle che tanto per iniziare può smetterla di mangiarsi i Plasmon mentre le sto parlando, sputandone residui mollicci e inumiditi sulla tastiera del computer. Ah ecco, il pc. Razza di una cariatide, che ne dici, per esempio, di controllare sul monitor la mia situazione lavorativa? Così, te lo do come suggerimento. Lo fa, mandandomi chiaramente una makumba con lo sguardo. “E ma qui risulta che lei bla bla bla, quindi niente”. No, un attimo. Niente cosa? Mi chiudo tra me e me un secondo e faccio filosofia zen. Poi chiedo -sempre garbatamente perché comunque si tratta di una persona anziana che sta lavorando e dunque le devo il massimo rispetto- “potrebbe spiegarmi che cosa si deve fare in questi casi”? Mi dice, guardando sopra le lenti da riposo con la montatura lilla e il cordino in tinta che le balla sulle guance che ballano pure loro ad ogni suo sussulto: “Io non posso dirle quali soluzioni prendere”. Beh, credo, se non erro e non voglio addentrarmi nella deontologia professionale dell’impiegato del centro per l’impiego, ma pare e scusa se mi permetto di fartelo notare, che in realtà, fornirmi una quadro sommario dei percorsi che potrei affrontare, rientri tra le tue competenze. Sorrido di nuovo, ma preferirei infilzarmi la giugulare con le bic che tiene ordinatamente impilate nel portapenne sulla scrivania, e le dico: “Guardi, io non le sto chiedendo di fare delle scelte per me, avrei solo bisogno di sapere quali sono le alternative che ho per risolvere questa impasse, quali procedimenti burocratici dovrei eventualmente avviare…”. Niente, scuote la testa con falsa desolazione come se le cose che dovesse dirmi facessero parte della riserbo che si deve al terzo segreto di Fatima. Così la mia gita a Susa si conclude mestamente nel giro di tre minuti netti con un nulla di fatto. Nella mia recensione su questa simpatica vecchina vorrei scrivere che mantenere una evidentissima svogliatezza nel fare il suo lavoro è piuttosto disdicevole, soprattutto se operi in un ambito in cui ti trovi a contatto con persone che un lavoro, invece, non ce l’hanno. Forse avrebbero più diritto loro di essere scazzati, ne convieni, befana? Ah. E poi magari fai una cosa furba: dimostra che i centri per l’impiego servono davvero a qualcosa. Ritirati e lascia il posto a qualcun altro. Così ne impieghiamo uno e mettiamo un segno positivo a sta desolazione.   

venerdì 1 agosto 2014

Panta rei.

Cambia tutto. Cambiano gli orari dei treni, che se non ti aggiorni, per tre minuti, li perdi. Cambiano le mode, vanno i pantaloni a vita alta, non vanno più, vanno di nuovo. Cambiano le stagioni ma quasi mai ad intervalli regolari. Cambiano le architetture, tipo i lampioni a boule del Palazzo di Giustizia sono inconfondibilmente anni ’90 e adesso, nessuno li metterebbe più. Cambiano i conduttori televisivi, le veline e i fidanzati delle veline. Cambiano gli allenatori e le maglie dei calciatori. Cambiano –ma potrebbero cambiare di più- i politici e i governatori. Cambiano i capi d’industria, spesso perché devono momentaneamente recarsi in galera. Mio fratello Luca dice che si può cambiare marito, religione, partito politico, anche sesso ma che la squadra del cuore –salvo rarissimi casi di disorientamento mentale- non si cambia mai. Vero. Sottoscrivo. C’è una cosa però che in modo granitico resta tale e quale a se stessa e non accenna a subire l’evolversi dei tempi. C’è una e soltanto una cosa che non cambia e non cambierà mai: la pubblicità della cedrata Tassoni.