Tornerò. Non so se sia una promessa o una minaccia. Fate voi. Ma al blog penso spesso. Soprattutto quando registro e catalogo storie che vorrei raccontarvi come avevo cominciato e come mi piaceva fare. Un sacco. Niente verrà perso, è solo tutto in standby. Sono assente da circa tre mesi. Perchè ho trovato un lavoro. Sovente anche qui ho scritto dei pipponi niente male quando l'attesa di trovarlo diventava sempre più snervante. Ma ora ce l'ho. Mi sono aggrappata al tram. Non posso dire di aver un biglietto di 1° classe con posto assegnato. Però c'è una cosa: mi piace tantissimo. Mi trovo benissimo. Vorrei tenermelo strettissimo. Temo sia il lavoro della mia vita. Non sono scaramantica e non credo di essermela gufata. La speranza comunque, è di tornare qui, presto, con qualcuna delle mie solite. Con quell'unico obiettivo per cui è nato il blog: ridere incondizionatamente di noi stessi.
martedì 18 novembre 2014
domenica 7 settembre 2014
Se io non sono la concorrenza.
Sì. Lo stordito seriale esiste ancora. Quello che crede di padroneggiare ogni ambito della vita sociale di paese. Quello che per farti notare quanto tiene a te ti dice con l'occhio luccicante e un pò sottovoce, che grazie alla sua bomba tu farai il grande salto: "Ho una notizia interessantissima da darti così la scrivi. Dov'è che lavori già?". Ecco, appunto. Sono 12 anni che scrivo nello stesso e medesimo posto. Tutti i santi giovedì dell'anno, escluse festività e vacanze (poche, per altro) e non lo sai?! Per lo meno, visto che in realtà dovrei farti un favore, preparati! Ma il peggiore è lui: "Volevo poi farti fare un articolo: scrivi ancora per Luna Nuova?". Sono sempre 12 anni che ogni anno torni puntuale e pruriginoso come il canone Rai da pagare e ancora non hai capito che quella è la concorrenza? (che, oltre al resto, da che mi risulta, son sempre 12 anni che non ti caga e infatti gli articoli vieni a farteli fare da noi?!). Sarebbe come chiedere a Del Piero "Come ti trovi con la dirigenza Cairo?" e "Riesci a procurarmi due biglietti per la maratona?". Ma, fai tu.
mercoledì 27 agosto 2014
Se l'impiegato pubblico finisse su Tripadvisor, quante stelle prenderebbe?
Voglio istituire il tripadvisor
degli uffici pubblici. Immagino che ognuno di voi abbia la sua esperienzuccia
simpatica da condividere. Io questa mattina vado al centro per l’impiego, pensando che fosse meglio di una telefonata. Col senno di poi…Va beh.
Vado, ore 9.30 circa. Non c’è anima viva. L’impiegata è libera e scazzata mi
dice “prego”, facendomi capire che devo anche muovere le chiappe e sbrigarmi a
sedermi davanti alla sua scrivania. Cominciamo bene. Le spiego con garbo il
motivo per cui sono andata lì, concludendo con un “che cosa devo fare?”. Al che
la (aspettate un momentino, devo trovare un sinonimo di stronza…mmm…niente da
fare, non lo trovo, spiace che debba scrivere una parolaccia ma, davvero, non
trovo le parole). Comunque la “lei” mi fa “Ah io non so proprio cosa dirle”.
Sorrido e dico “bene…”. Vorrei anche suggerirle che tanto per iniziare può
smetterla di mangiarsi i Plasmon mentre le sto parlando, sputandone residui
mollicci e inumiditi sulla tastiera del computer. Ah ecco, il pc. Razza di una
cariatide, che ne dici, per esempio, di controllare sul monitor la mia
situazione lavorativa? Così, te lo do come suggerimento. Lo fa, mandandomi
chiaramente una makumba con lo sguardo. “E ma qui risulta che lei bla bla bla,
quindi niente”. No, un attimo. Niente cosa? Mi chiudo tra me e me un secondo e
faccio filosofia zen. Poi chiedo -sempre garbatamente perché comunque si tratta
di una persona anziana che sta lavorando e dunque le devo il massimo rispetto- “potrebbe
spiegarmi che cosa si deve fare in questi casi”? Mi dice, guardando sopra le
lenti da riposo con la montatura lilla e il cordino in tinta che le balla sulle
guance che ballano pure loro ad ogni suo sussulto: “Io non posso dirle quali
soluzioni prendere”. Beh, credo, se non erro e non voglio addentrarmi nella
deontologia professionale dell’impiegato del centro per l’impiego, ma pare e
scusa se mi permetto di fartelo notare, che in realtà, fornirmi una quadro sommario
dei percorsi che potrei affrontare, rientri tra le tue competenze. Sorrido di
nuovo, ma preferirei infilzarmi la giugulare con le bic che tiene ordinatamente
impilate nel portapenne sulla scrivania, e le dico: “Guardi, io non le sto
chiedendo di fare delle scelte per me, avrei solo bisogno di sapere quali sono
le alternative che ho per risolvere questa impasse, quali procedimenti
burocratici dovrei eventualmente avviare…”. Niente, scuote la testa con falsa
desolazione come se le cose che dovesse dirmi facessero parte della riserbo che
si deve al terzo segreto di Fatima. Così la mia gita a Susa si conclude
mestamente nel giro di tre minuti netti con un nulla di fatto. Nella mia
recensione su questa simpatica vecchina vorrei scrivere che mantenere una
evidentissima svogliatezza nel fare il suo lavoro è piuttosto disdicevole,
soprattutto se operi in un ambito in cui ti trovi a contatto con persone che un
lavoro, invece, non ce l’hanno. Forse avrebbero più diritto loro di essere
scazzati, ne convieni, befana? Ah. E poi magari fai una cosa furba: dimostra
che i centri per l’impiego servono davvero a qualcosa. Ritirati e lascia il
posto a qualcun altro. Così ne impieghiamo uno e mettiamo un segno positivo a
sta desolazione.
venerdì 1 agosto 2014
Panta rei.
Cambia tutto. Cambiano gli orari
dei treni, che se non ti aggiorni, per tre minuti, li perdi. Cambiano le mode,
vanno i pantaloni a vita alta, non vanno più, vanno di nuovo. Cambiano le
stagioni ma quasi mai ad intervalli regolari. Cambiano le architetture, tipo i
lampioni a boule del Palazzo di Giustizia sono inconfondibilmente anni ’90 e
adesso, nessuno li metterebbe più. Cambiano i conduttori televisivi, le veline
e i fidanzati delle veline. Cambiano gli allenatori e le maglie dei calciatori.
Cambiano –ma potrebbero cambiare di più- i politici e i governatori. Cambiano i
capi d’industria, spesso perché devono momentaneamente recarsi in galera. Mio
fratello Luca dice che si può cambiare marito, religione, partito politico,
anche sesso ma che la squadra del cuore –salvo rarissimi casi di
disorientamento mentale- non si cambia mai. Vero. Sottoscrivo. C’è una cosa
però che in modo granitico resta tale e quale a se stessa e non accenna a
subire l’evolversi dei tempi. C’è una e soltanto una cosa che non cambia e non
cambierà mai: la pubblicità della cedrata Tassoni.
lunedì 28 luglio 2014
Le serate Materassi.
Alzi la mano chi non ha mai
dovuto partecipare a una “serata materassi”. Se non avete ancora avuto
l’occasione, lasciate il vostro numero di telefono tra i commenti qui sotto, così
la prossima volta che mi chiamano un sabato pomeriggio di giugno per sapere se
alla sera ho voglia di chiudermi tra le pareti dell’associazione degli amici
delle campane della cappella di San Pancrazio, per assistere all’ennesima
presentazione del materasso miracoloso, faccio un bel trasferimento di
chiamata. Sul vostro cellulare. Perché ragazzi, certe esperienze nella vita, si
condividono. Mi chiedo perché ci siano rogne che capitano sempre agli stessi.
Vi racconto come funziona, per
voi che magari siete ignari. Ci sono aziende che si occupano della
realizzazione di prodotti, i più gettonati e rinomati sono i materassi, i quali
però non hanno un canale di vendita in negozio, bensì si fanno invitare dalle
varie associazioni dei paesi che hanno il compito di riunire un certo numero di coppie;
queste devono ascoltare la presentazione del prodotto e, cosa auspicabile,
comprarlo. In cambio si riceve un bonus in cash che, di sti tempi, fa sempre
gola. Così parte la spasmodica ricerca di coniugi -o surrogati- sacrificali che
abbiano voglia di pupparsi la serata per raggiungere il quorum necessario al fine
di ottenere i soldi promessi dall’azienda. Numero minimo di coppie: 25. Sulla
totalità c’è anche qualcuno che poi compra il prodigioso materasso in schiuma
di lattice estratto da papaveracee di origine protetta o il cuscino che
neutralizza i dolori cervicali o le doghe che alzi e abbassi con il telecomando
come in un valzer in posizione orizzontale. Il problema però, sta proprio nel
trovarle, ste coppie. Ci sono mogli che piuttosto di andare ad una di queste
serate rinunciano agli alimenti; mariti che fanno i turni di pulizia
nell’ufficio del capo pur di non arrivare a casa in tempo e poter evitare la
sciagurata serata. Così capita che arrivati all’appuntamento, di solito nella
sede dell’associazione che ha organizzato il tutto, parta il toto coppie. Ho visto
abbinamenti degni degli esperimenti della Roslin Institute –dove hanno clonato
la Dolly, solo per dire- io sono stata più volte abbinata a ultrasessantenni, a
quindicenni e a donne. Tra omosessualità e illegalità ho pure dovuto fare da
cavia per provare la comodità del materasso. Vi spiego. Per far sì che tutto il
pubblico lo possa ammirare nella sua bellezza, di solito il rappresentante
piazza doghe e materasso su un tavolo. Poi chiede a uno sfigato a caso del
pubblico di fare da tester. A me è ovviamente capitato due volte. “Prego salga,
si stenda, si accomodi, si giri, prima di lato, poi a pancia in giù, poi
supina, poi prona…”. Ou.
Comunque ve lo assicuro, sti
materassi sono meravigliosi. Tutte le coppie presenti arrivano ad un certo punto
apicale della serata in cui farebbero carte false pur di averlo. Poi ti dicono
il prezzo e ritorni a pensare che quei due assi di compensato che hai sotto la
schiena la notte, siano tanto salutari.
Io, che mediamente alla mia vita
non faccio mai mancare esperienze forti, ho fatto anche la serata sui
depuratori d’acqua e sugli antifurti. La cosa interessante di quest’ultima è
che l’Aib che l’aveva organizzata, per circuire il maggior numero di
partecipanti, aveva pensato di aprire la serata con un giro pizza a 5 euro. Il
tentativo di fuga subito dopo essermi riempita la pancia però, non è andato a
buon fine. Fatto sta che ho dovuto assistere a una manfrina dai toni piuttosto
apocalittici. Il rappresentante in questione, prima di proporci il prodotto, ci
ha fatto vedere dei video in cui ladri senza scrupoli si intrufolavano di notte
nelle camere dei bambini, rapinatori in passamontagna aggredivano donne inermi,
furfanti a piede libero svaligiavano la casa dagli affetti più cari, e giù di dati
con cifre allarmanti sui furti in appartamento. Una roba da trauma piscologico
immediato. C’era gente che mentre sto qui parlava chiamava i vicini di casa per
sapere se avevano visto movimenti sospetti; altri, li ho visto benissimo, si
toccavano ripetutamente nei punti nevralgici contro la scalogna. Al termine
della presentazione del miglior antifurto mai concepito, il rappresentante
passava tra le coppie e chiedeva che tipo di casa avessero, se fossero poi così
certi che fosse sicura o che mentre loro stessero lì non ci fosse già una banda
armata che gli stava facendo la festa; se sapessero che non basta vivere in un
appartamento al 62esimo piano, per poter stare tranquilli.
Morale della favola: io
l’antifurto non l’ho comprato, in compenso la pizza che avevo tanto apprezzato
mi è andata di traverso. Sono tornata a casa col fiatone. E ho pensato che solo
con un materasso riempito con fieno aromatico delle valli cuneesi, avrei
dormito sonni tranquilli.
giovedì 10 luglio 2014
Se l'afa è affar mio.
“Piove di nuovo?”, “Ma non è
possibile!”, “Dimmi te se deve piovere d’estate”, “Sembra autunno”, “Ah, non ci
sono più le stagioni di una volta”, “Appena piove, qui, fa disastri”.
Ehi, psssst, psssst. Dico a te che
stai leggendo. Vieni, avvicinati allo schermo del pc, dello smartphone,
dell’ipad o di qualsiasi diavolo di aggeggio tu abbia tra le mani. Devo dirti
un segreto ma sottovoce perché è una di quelle cose che è meglio non divulgare
troppo. Hai mai sentito parlare di surriscaldamento globale? Shhhhhhh! Per
dinci! Che ci scoprono! E’ quel fenomeno per cui la temperatura media terrestre
è aumentata di 1 grado negli ultimi anni, i ghiacciai si sciolgono, gli oceani
evaporano, aumentano le inondazioni e ci sono perturbazioni più anomale e
violente. Lo so, lo so che è una roba da nerd di climatologia. Che il motivo
per cui piove due ore e tira giù le piante e scoperchia i tombini è solo perché
Marte è in congiunzione con Urano o perché al Padre eterno piace che la terra
diventi una piscina dentro cui sguazzarci i piedi d’estate. Lo so. Non troviamo
sempre e per forza dei motivi plausibili alle cose, suvvia. Infatti, come ben
vedete al Tg non ne parlano mai. Tipo, un mesetto fa c’è stata un’inondazione
terribile in un posto sperduto, nella zona cinese, se non ricordo male.
Ebbene, l’annunciatrice al Tg2, aria contrita, ha preso a dire: “sono 50 le vittime di questo
improvviso fenomeno ma c’è una notizia positiva: dopo due giorni i soccorritori
hanno ritrovato un cagnolino rimasto sepolto dalle macerie della casa colpita
in cui viveva”. Sì. Ok. Yuppidu. Sparo un minicicciolo in salotto per celebrare
la morte definitiva del giornalismo, mi rammarico per quei 50 poveretti a cui
sono stati riservati 4 secondi nel servizio totale e poi mi chiedo perché non
si abbia mai voglia di dire la verità.
Ve lo dico io allora perché viene giù
come se non ci fosse un domani.
Perché abbiamo tutti una macchina e spesso la
usiamo per fare due isolati: da casa, alla palestra dove ci mettiamo a fare
fatiche inumane correndo sul tapis-roulant; dal posto di lavoro alla banca, che dista un isolato e che
è uno di quei luoghi pubblici in cui d’estate ci sono 7 gradi e devi entrare
col pile se non vuoi che ti si congeli il mocciolo del naso e d’inverno 42, per
cui da quest’anno all’ingresso degli uffici pubblici sarà possibile trovare
delle comodissime infradito da infilare durante le ore di attesa agli
sportelli.
Piove così tanto perché provare un t-shirt nel camerino di un
negozio equivale a farsi un bagno turco all’hammam, tanto si suda. E poi perché
è pieno di luci, ovunque, sempre accese, sempre a palla.
Piove così tanto
perché il frigorifero è pieno, la tv accesa, il computer connesso. Perennemente.
Piove perché ci piace la sensazione di camminare scalzi a gennaio col
riscaldamento a pavimento che sembra di stare su una spiaggia tropicale. Per
cui vedi gente che in bikini saltella dalla cucina al bagno per non scottarsi i
piedi, tanto tiene alte le temperature.
Poi però a volte capiamo i nostri
errori: non tanto perché il clima è insostenibile ma perché il portafogli
piange. E allora facciamo un investimento, merito anche degli strabilianti
incentivi statali: mettiamo i pannelli solari. Mettere i pannelli solari sul tetto di casa equivale ad espiare tutte le proprie colpe: vuoi investire la tua
vicina di casa che non sopporti? Vuoi rubare le Fiesta alla Coop? Lo puoi fare,
perché tanto tu ormai sei così bravo ad aver messo il pannello solare che tutto
ti è perdonato. Poi lo Stato a me fa riderissimo, perché ti fa la detrazione
per questi interventi ma non ti dice che se ne potrebbero fare tanti e tanti ma
tanti altri, gratis o poco più, e spesso più efficaci. Ma poi, Stato, devi
essere sincero, ce lo devi dire perché fai il figo con sta storia del
fotovoltaico; non sarà mica per ripulirti la coscienza usando il trattato il
Kyoto come una salvietta umidificata di quelle che si usano per il sederino dei bimbi? E per evitare così di pagare troppe multe
per non aver fatto manco l'ombra di quello che ti veniva richiesto?! Stato, lo sai
che noi siamo un po’ tonterelli, ce lo devi spiegare se ci stiamo fottendo
tutte le risorse, se ci stiamo rovinando con le nostre stesse mani, se dobbiamo
correre ai ripari un po’ alla svelta prima che anche qui da noi arrivi un
Katrina che si porti via il Colosseo, la Mole e la Torre di Pisa. Di Venezia
non parliamone neanche, quelli di sti tempi se non sono invasi dall’acqua, sono
sommersi dalla merda. Ma questo è un altro discorso.
Ah giusto per la cronaca, sto
weekend piove di nuovo. Che fate? Pensate di ricominciare la manfrina del “si
stava meglio quando si stava peggio”? O molto più banalmente, spegniamo l’aria
condizionata?! Non sembra, ma fa.
giovedì 3 luglio 2014
Altro giro, altro regalo.
Ah le giostre! Il tir dei fratelli Moglia o chi per essi che
quando arrivava scaricava oltre alla pista degli autoscontri, anche un po’ di
marmocchi che per un breve periodo finivano smistati nelle nostre classi. Molti
di noi hanno avuto un giostraio vicino di banco per almeno un paio di
settimane. Alcuni, vedendo arrivare la carovana, andavano ad aiutare a scaricare
e si guadagnavano manciate di gettoni per tirarsela poi con gli amici. Gli
altri invece, dovevano elemosinare un po’ di spiccioli dai genitori che però,
durante la festa patronale, diventavano miracolosamente più accondiscendenti.
Alle giostre si poteva addirittura andare di sera, il che era una trasgressione
non indifferente. Le ragazze stavano ore davanti allo specchio per prepararsi e
si conciavano come se il tipo che faceva girare gli autoscontri fosse Enzo
Mirigliani. I maschi non si lavavano, come da routine, ma si sparavano litri di
Malizia Uomo sotto le ascelle, mettevano il cappellino con la visiera che era
diventata una specie di tubo di scolo ed erano pronti per la loro serata da
leoni.
Non sono cambiate molte cose dai miei tempi. L’ho appurato
l’altra sera andando alle giostre in piazza della Repubblica alla Chiusa che è
ancora uno di quei posti in cui quando c’è la festa patronale, arriva il
carrozzone.
Le ragazze continuano a considerare quell’evento come un rito
iniziatico per poter trovare marito. Dedicano sempre alcune ore allo specchio
prima di uscire ma la differenza, rispetto al passato, è che lo fanno come se
il tipo che fa girare gli autoscontri sia buonanima di Riccardo Schicchi. Non
so se cogliete la differenza di approccio. I maschi continuano ad avere alcuni
problemi di idrofobia ma in compenso trascorrono lo stesso quantitativo di ore
delle ragazze davanti allo specchio. Il cappellino c’è sempre, girato un po’ di
sbieco ma con la visiera dritta, piatta, che conferisce immediatamente un’aria
garula. Non avete mai notato? E' una roba che pure se se lo mettesse Renato
Dulbecco correrebbe il rischio di una revoca immediata del Premio Nobel. Va beh.
I ragazzi che stanno davanti al pungiball invece, ce li avete
presenti? Di default sono tamarri ma tamarri di paese, quindi un po’ barotti e
non possono far nulla per ovviare a questo stile che emerge prepotentemente.
Hanno spesso i pantaloni mimetici, una t-shirt attillata e il borsello a
tracolla nel quale mettono i soldini che nonna gli ha dato per farsi un giro
alle giostre. Quelli più magrini e sfigatini stanno in disparte e fanno il tifo
per il peso massimo del loro gruppo che crede che basti pesare come una vacca
di Pratobotrile per potersi cimentare in questa disciplina. Mediamente i maschi
che passano le ore davanti al pungiball rimangono tamarri anche superati i 40.
C’è una cosa però che è vertiginosamente cambiata: i prezzi.
Un giro di calci-in-culo, alias giostra a catene, 1.50 €. Vuoi saltare sul tappeto elastico? 5 minuti, 5 €. Se
invece sfidi gli amici sugli autoscontri spendi come minimo 10 euro per fare 4
giri. In compenso il giorno dopo sembri la Pimpa, solo che le macchie sul corpo
sono violacee tendenti al verde. Poi aggiungici 2.50 € per calpestamento di
suolo giostraio e 3 milioni e 3 (come direbbe Razzi) per poter esplicare la funzione
biologica di scambio dei gas fra organismo e ambiente esterno, con assorbimento
dell'ossigeno ed emissione del biossido di carbonio. Ovvero, per respirare. Il
tutto, te lo dice la moglie/figlia/sorella –la differenza tra i tre ruoli è
sottilissima- del capo giostre che con aria scazzata ti comunica quanto fa con
lo stesso tono di voce che si adopererebbe per parlare col vicino di poltrona
al Regio durante la morte di Violetta nella Traviata. Al che tu educatamente,
richiedi, quanto? Visto che a un palmo da te c’è un subwoofer che sfonda il
muro del suono sparando un brano di Toni H. Si ripropone la stessa scena e
arrendendoti le allunghi un dieci euro; lei ti lancia tre gettoni fluo, ma è
inutile rimanere con il mento che poggia sul bancone del camion adibito a cassa,
aspettando del resto. Lei, masticando un Big Babol con la stessa grazia di un ruminante, ha già ripreso a limarsi le
unghie fucsia, in attesa della prossima festa patronale.
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