Ci sono post che metto e tolgo
per scrupolo. Per timore che leggendoli ci sia chi possa risentirsi e
offendersi. Poi però penso che qualsiasi cosa io scriva è come una creatura a
cui ho dato vita. E relegarla al silenzio mi pare immorale. Quando scrivo, tra
il serio e il faceto, riesco a dire cosa penso. Spesso mi contengo e spesso
ingigantisco perché le iperbole mi hanno sempre fatto sorridere. Può capitare
che io sia tagliente ma le intenzioni non sono mai grame. Se dovessi risultare
maleducata, però, quello sì, fatemelo notare. Il mio blog so che può arrivare
ovunque, è il potere del web. Ma mi auguro sempre che nessuno abbia a
prendersela male: questo è uno spazio che dedico alla condivisione dei miei
pensieri che, come avrete notato, sono spesso canzonatori. Riesco a scriverli e
non sempre a dirli a tu per tu, vero. E’ un limite. Ma forse anche una dote.
Tant’è. Se siete qui, sappiate che non tutto va preso sul serio. Ma su tutto ci
si può fare una risata.
martedì 13 maggio 2014
Per mille lire Al-mese.
Voglio bene a tutti. A quelli che non so da quale sarcofago
siano stati riesumati fino a chi si è iscritto su Facebook tre giorni fa e si
sta facendo amici anche i parenti neozelandesi del vicino di casa, purchè sia
almesino. Voglio bene a chi si sbatte e a chi non sa dove sbattere la testa. Ne
voglio a quelli che hanno idee furbe e a quelli che credono di averle, ma...
Voglio un pò meno bene a chi sbraita e a chi fa demagogia, ma ci siete anche
voi e quindi proviamo a convivere. Sono vicina a chi ci mette entusiasmo: sia
che creda che governare sia" farsi un'esperienza", sia che sappia che
è una rogna senza precedenti. Voglio bene a chi la vive pensando di organizzare
le festicciole per gli adolescenti e voglio bene a chi non sa da che parte si
guardi un Piano Regolatore o come si stili un bilancio. Voglio bene a chi
bazzica da vent'anni perchè non mi entra in testa come diavolo possiate ancora
aver voglia. Voglio bene a chi non ha mai partecipato a un consiglio comunale
pur volendone far parte. Voglio bene a chi ci crede e a chi fa solo finta
perchè tanto ormai lo sa come andrà a finire. Voglio bene a chi ha voglia e a
chi è lì solo per far numero. Voglio bene a chi ha ricominciato ad andare a
messa -male di certo non fa- e a chi ha preso a frequentare i bar. Voglio bene
a chi mi fa sorridere e a chi mi lascia basita. Voglio bene a tutti voi,
candidati delle tre liste almesine. Vi voglio bene perchè probabilmente
passeremo delle serate intense, tirando tardi come quando vado a far la giovane
a San Salvario. Con molto meno divertimento però. Ma molto. Vi voglio bene
perchè siamo più o meno tutti nella stessa barca: sono entrambe, la mia e la
vostra, due forme di volontariato. Anche se io questo mestiere lo vorrei fare
di professione. E anche se tra di voi c'è chi, l'amministratore, lo fa di
professione. Vi voglio bene perchè sicuramente per un lustro cammineremo
insieme, talvolta. Spesso saremo in sintonia, altre volte no. Ma vi prometto
che farò di tutto per raccontare le cose così come sono e non influenzate dal
mio parere personale. Ve lo sto già dimostrando. Parlate tutti di trasparenza.
Allora lo faccio pure io. Sapete quanto prendo per venire alle vostre
conferenze stampa o ai consigli comunali che durano in media dall'ora e mezza
alle tre? 5 euro. Se va bene, e avete detto tante cose, di modo che io possa
fare un pezzo più lungo, ne prendo 10.
Poi molto spesso mi sbagliano i titoli e invertono la cronaca di Almese
con quella di Salbertand, ma questo è un altro discorso, voi non centrate
nulla. Centrate però se durante questa vostra campagna elettorale, nella quale
avete capito che si comunica anche sul web, vedo che la rassegna stampa riporta
sempre e solo i pezzi della concorrenza. Ecco. Allora lì mi girano. Non perchè
ambisca all'autoincensamento alle spalle della vostra visibilità. Sinceramente?
Chissenefrega. No, mi girano perchè ve l'ho detto che vi voglio bene. E, con
tutto il rispetto, siete voi che avete bisogno dei giornalisti.
La carità ai tempi delle elezioni.
Oggi mi è capitato di finire malauguratamente su un paio di
pagine personali di alcuni candidati alle prossime elezioni regionali del 25
maggio. E una cosa mi ha colpito. Una scritta in homepage: “Per sostenermi,
ecco il mio Iban”. Tu sei un genio! Sì, proprio tu, con la faccia da Peppa Pig
e la boccuccia a canotto. Tu che hai vent’anni e ne dimostri cinquantaquattro.
Tu che probabilmente fai la doccia con la cravatta e il Rolex al polso; hai
alle spalle sei mesi di carriera politica e hai già cambiato due partiti. Tu,
che, mi spiace, ma hai la faccia da pungiball. Tu che se papà ha abbastanza
amichetti, tra non molto comincerai a guadagnare all’incirca 9000 euro al mese.
E comunque pure se ti andasse male, la Mini Cooper che hai sotto il culo,
significa che poi tanto povero non sei. Tu che chiedi dei soldi per
sostenerti…ma accipigna: come se noi, che siamo lo Stato, non lo facessimo già
da sempre! Ma poi che diamine c’è da sostenere? Le foto in doppiopetto con la
faccia incredula? I volantini? I salatini? Devi pagarti i pacchi di patatine
per gli amici che vengono ai tuoi dibattiti? Non ti va di offrirgli la Cola del
Lidl e vuoi quella di marca? Ma nini, cribbio. Ti pare il momento di chiedere
dei soldi ai tuoi eventuali elettori? E’ solo che non riesco a biasimarti del
tutto. Comunque tu, che mi infondi la stessa sicurezza che avrei ad andare a
pescare su una barca a remi insieme a Schettino, tu. Sei un genio, ragazzo mio.
E se lo può fare uno come te, lo faccio pure io. Possiamo mettere in comune la
stessa faccia di “tolla”. L’unica cosa è che io tra un mese sarò ancora nella
stessa “bagna” di adesso. Però grazie, mi hai dato una grande idea!
Per sostenere la mia permanenza giù dal tram, il mio codice
Iban è: IT52Y0200830030000040396673.
Non faccio grandi cose, cerco solo di far ridere. Ah, anche
tu?...
martedì 6 maggio 2014
Lingue(tte) del Tg Piemonte.
Ieri leggo un messaggio di Giacomino:
“Anna per il tuo blog proverei ad inserire qualche video dei meteorologi
dell’Arpa che fanno il servizio sul tg3 regionale del mattino. Sono l’essenza
della presentazione televisiva”. Ma sì ma Jack (americanizzazione di Giacomo
per gli amici) ma sei sempre il solito polemico, che sarà mai, diamine, devono
leggere le temperature, dire se fa sole o se piove, chiunque sarebbe in grado
di farlo…Invece. Invece accetto il consiglio e mi guardo in streaming la
puntata odierna. E al minuto 00.54 capisco che Jack è davvero un amico: ho lo
spunto per il post. Giusto per sapere di cosa parlo, date un’occhiata qui. Poi
cominciamo.
http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-8cbbd8fc-3365-4785-a7ec-950b73541553.html?idVideo=ContentItem-a99ff684-8d3a-4c3f-b618-6c765d78935c&idArchivio=Buongiorno
Partiamo dal presupposto che non
so quale sia lo share di Buongiorno Piemonte. Ma azzardo un pensiero.
Probabilmente lo guardano Giacomino, prima di aprire il negozio d’agraria; mio
cognato prima di mettere la divisa da civich e andare a far multe alle
Vallette; il portiere notturno di Mirafiori; 5 o 6 vedove della Crocetta e una
manciata di pumè (in lingua corrente, single un po’ attempati) sparsi tra le
periferie della Granda e la prima cintura di Novara. Detto questo però, non è
che dobbiamo buttare in tele il primo che capita. Ma lo avete sentito pour’om?
Che poi mi fa quasi tenerezza: quello starà con la testa all’insù tutto il
giorno per studiare lo spostamento delle nuvole e si infognerà di tabelle excel
per vedere quanti millilitri di pioggia scendono in media su Porta Pila, è
ovvio che non gliene fregherà nulla di parlare al tiggì. Quindi oggi ho deciso
di perdonarlo. Resta il fatto che lancio un appello all’Arpa: vengo io alle 7
del mattino a leggere il meteo, gratis, lo giuro pubblicamente. Mi farebbe
piacere, mi sentirei meno inutile su questa terra all’alba dei 30 anni e forse
si capirebbe qualcosa senza dovermi far leggere il labiale per interpretare
cosa dico.
Voglio però parlare dei
giornalisti Rai. Che poi ce ne sarebbe da dire per quelli di Mediaset, di La7,
di Rtl, e di Radio Maria. Ma il dibattito sarebbe troppo ampio. Mi limito a
parlare dei giornalisti del Tg3 Piemonte.
Ognuno mediamente pizzica almeno
tre o quattro lettere. Ma non la K, o la Y o al limite la Z. No. Di solito si
tratta di fonemi fondamentali della lingua italiana. Taluni hanno toni
bitonali, altri raggiungono acuti due posizioni sopra il rigo musicale. E ciò
non è una discriminante valida per distinguere se si tratti di un uomo o di una
donna a parlare. Nel dubbio leggi il nome di chi ha fatto il servizio e ti
rassegni all’idea di non aver indovinato neanche sta volta. Non parliamo poi
dell’accento. Vero che siamo tra di noi. Che magari fa pure piacere sentire un po’
di E lunghe e O così aperte che sembrano A. Ma dinci! Se gradisco un po’ di
sano barottismo vado al concerto di Bruno Mauro e la band, oppure al tavolo
delle briscolate alla bocciofila. Niente da fare, la radio e la tivù che
selezionavano solo voci impeccabili non esistono più. Non voglio mica fare del
purismo; la varietà degli accenti è anche vivace ed estremamente verace. Ma uno
che tratti la lingua con garbo, non so voi, ma a me inchioda. Cioè starei a
sentire anche l’ennesimo servizio sulle piste da sci di Limone Piemonte, senza
sentirle pronunciare una cosa come “Limuone Piemuonte”. Mi interesserei delle
zanzare killer che si riproducono nelle risaie di Vercelli senza sentire l’eco
delle E per i due minuti a seguire.
Sah, basta fare polemica. Tanto sti
giornalisti qui, anche se non parlano come un margaro di Sanpeyre, o ci sputano
fuori la linguetta tra un avverbio e una preposizione o hanno un senso estetico di dubbio gusto, un posto al sole ce l'hanno.
Vero che conta la bravura, verissimo, sempre stata d’accordo. Vero anche che
con la crisi si taglia un po’ su tutto. Ma siete proprio una banda di balenghi
se non date una mano alla Maura Fassio a capire che il tailleur rosa confetto
con le spalline l'hanno tolto dal mercato nel '92 e se non aiutate la Milena Boccadoro
a trovare finalmente la tinta giusta per i capelli. Milena: quelle della
pubblicità che ti dicono che tu vali e poi ti fanno fare il colore “pis caval”,
ti stanno prendendo in giro. Sei una donna d’assalto, non farti turlupinare. Poi c'è Nino Battaglia che le notizie non ce le legge: ce le mima con le mani come quando si gioca a Taboo.
Con questo abbiamo concluso,
passiamo la linea al meteo. Previsioni su Torino per la tarda serata di oggi: a
stisa turna.
venerdì 18 aprile 2014
Telefono senza fili.
Io sono responsabile di ciò che dico. Non di quello che gli altri capiscono. E poi, se posso aggiungere una cosa....ah no, lasciamo perdere. Altrimenti siamo di nuovo da capo. Au revoir.
mercoledì 9 aprile 2014
Se Dio ti vedesse e Stalin pure?
Come in molti paesi della zona anche ad Almese ci si sta
preparando alle votazioni del 25 maggio. Dovremo cambiare sindaco e giunta e
quel che è certo è che ci sarà sicuramente un nome nuovo alla guida del paese. Quindi,
oggi, vi racconterò come si comporta l’almesino doc, nel periodo preelettorale.
Fate partire mentalmente la musica di Quark in sottofondo perché vi parlo di
una specie dalle caratteristiche assolutamente rare e inusuali. Ce l’avete in
mente? Molto bene. Cominciamo. L’almesino doc vive in un contesto piuttosto
rurale ma nonostante ciò, rispetto agli altri ominidi dei paesi limitrofi, lui
è un po’ più borghese. Potremmo dire che Almese sta alla Valle di Susa come Borgo
Crimea sta a Torino.
L’almesino doc è un esemplare fatto e finito e marcabollato
di “piemontese falso e cortese”. Cura i suoi interessi e si dedica allo
sputtanamento altrui con fine classe e circonvenzione. Preferisce mantenere
buoni rapporti con tutti anche con quelli di cui ha una bambolina voodoo che
infilza prepotentemente la sera, nel chiuso della sua cameretta. L’almesino doc
sorride in modo subdolo e batte pacche sulle spalle per poi sciacquarsele
subito dopo. Per farla breve, se sei di Almese, non ti esponi. Mai. Neanche con
tua madre, neanche con tua moglie.
Penserete che ne stia venendo fuori un ritratto orribile? Ma
no, l’almesino si sbatte pure e si dà da fare. Che poi non sconfini dal suo
orticello neanche in caso di eclissi totale permanente, invasione di cavallette
e carestia fulminante, questo è un altro paio di maniche. E’ che quelle di cui
sopra sono caratteristiche essenziali per questa analisi specificatamente preelettorale;
quindi non me ne vogliate, sono almesina doc pure io, con tratti sanguigni
riveresi, insomma: roba che non auguro a nessuno.
Dovete sapere che, mediamente, l’almesino doc, non si
candida. O meglio, l’almesino doc che avrebbe anche tutte le carte in regola
per essere uno stimato cittadino, colto, concreto e onesto, preferisce girare
alla larga e non prendersi rogne che in qualche modo lo rendano troppo pubblico.
Non che altri almesini che negli anni si sono dati disponibili non fossero colti,
concreti e onesti. E’ solo che magari avevano uno spiccato senso del brivido ed erano immuni alle dicerie o agli sguardi sdegnosi. Perché se ti candidi e poi
perdi, da noi, funziona che la gente, per un po’, fin che non si è dimenticata
che ci avevi provato, ti disprezza. Chissà poi perché? Uno ha già la sfiga di
essersi messo in gioco e di non aver preso manco i voti della cognata o dello
zio, deve pure sentirsi emarginato. Ma robe da matti.
Oltre tutto non si sa mai che
diamine voti un almesino. Alle politiche vince il centro destra e alle comunali un sindaco
comunista. Sei convinto che uno c’abbia la faccia da Pd e invece c’ha la
tessera della Lega. Ecco, ad Almese vige una spessissima coltre di dubbio su
cosa pensi politicamente la gente. Facciamo un esempio. A Sestriere sapete cosa
votano? Ma ovvio. A Vaie o a San Giorio, lo sapete? Assolutamente sì. Tu vai in
questi posti e sai perfettamente quali sono le famiglie di sinistra, di destra
o dei catto-comunisti. Ad Almese no. Se potessi essere un mosca bianca (e anche
un po’ anticostituzionale) entrerei nelle cabine elettorali e sono certa che
avrei delle sorprese inimmaginabili.
Beh, questo voleva solo essere un panegirico per rassicurare
gli attuali candidati. Chi vi dice che vi voterà, probabilmente il 25 maggio
sarà a fare pic-nic a Bergeggi. Chi vi dice “bravo, servono persone motivate
che si impegnino”, quel giorno disegnerà donnine nude sulla scheda elettorale
(ah, lo dico con cognizione di causa: avendo fatto la scrutatrice se ne vedono
di ogni). Se avete voglia di candidarvi, fatelo con la stessa consapevolezza
con cui si mollano i pedali della bici giù per una discesa di montagna. E se
poi ci saranno dei denti rotti, non vi preoccupate: qualche almesino doc vi
dirà che state così bene con quei due buchi al posto degli incisivi…
martedì 1 aprile 2014
Non di solo selfie.
Si dice selfie solo perché fa figo. Anche se non è nulla di
diverso da un autoscatto. Ma si sa, il termine autoctono rischia di essere così
banale e poco accattivante... Che poi uno, mediamente, si faccia un selfie con
sullo sfondo le piastrelle del bagno, è un altro discorso. Quello denota proprio
la “solitudine del cesso”. Trattasi di uno status che una volta accompagnava i
lettori di Topolino e della Gazzetta che sulla tazza si procuravano una
anestesia temporanea che colpiva le natiche. Ora invece è il luogo deputato alla
ricerca di conferme del proprio essere esteriore. Ci sono cascata pure io eh.
Sei lì che ti lavi i denti e tra uno sputo e l’altro ti guardi allo specchio e
pensi, “toh, guarda oggi, non sono verde kiwi come al solito; non ho la pelle a
solchi geometrici come i canestrelli e neppure i capelli di una cavia tibetana.
Spetta che mi faccio una foto”. E magari fuori c’è già chi si è incatenato alla
porta e ha preso una saldatrice per scardinare la serratura e riuscire
finalmente ad entrare per conquistarsi il suo diritto quotidiano alla libertà.
Intanto tu dentro hai già fatto un book pari a quello di un viaggio safari e
stai scegliendo la foto con l’occhio più vispo e lo sguardo un po’ meno ebete
di quello che hai di solito. Perché ovvio: quella foto, ne sei certo, non
rimarrà solo un tuo diletto. Quella foto, sì, proprio lei, quella in cui
traspare quello che tu credi sia il massimo del sex appeal (in realtà la
sensazione che si ha nel guardarti è simile a quella che si ha contemplando una
tapparella o uno swiffer) è stata fatta per essere c-o-n-d-i-v-i-s-a. Indi per
cui merita spendere ancora qualche minuto per darle una aggiustatina con
qualche filtro magico made by Instagram o Retrica. Nel frattempo chi continua
ad aspettare che tu esca dal bagno ha già ripetuto ad alta voce, per quattro
volte e in ordine alfabetico tutti gli improperi che conosceva. Ti ha augurato
la peste, il tifo, la malaria e l’herpes. E sta disperatamente cercando una
scusa per suonare al vicino chiedendo asilo. Ecco. Avete mai notato? Nelle foto
di Instagram sono tutte gnocche. Ma tutte! Quelle basse sembrano alte, quelle
strabiche sembra abbiano occhi da cerbiatto, quelle grasse acquisiscono forme
più dimensionate e quelle antipatiche paiono quasi graziose. Scegli il filtro
migliore e parte il tasto condivisione. Mediamente quell’immagine diventa foto
profilo di Facebook, Twitter, Whatsapp, Linkedin, Google+ e pure Badoo e
Meetic, diciamocelo. Te la ritrovi ovunque. Piuttosto ti scartavetreresti il
bulbo oculare pur di non vedertela propinata per l’ennesima volta sotto il naso,
ma niente. Sarà sempre lì, fin che non ne arriverà un’altra in tutto e per
tutto identica a questa, fatta e ritoccata come nel siparietto di cui sopra. Pubblicata
la foto parte la manfrina di cui le ragazze sono campionesse olimpiche: il
complimento interessato. Della serie: se oggi ti dico quanto stai bene in
questa foto, domani tu dirai lo stesso della mia. E così si innesca un
meccanismo diabolico per cui questi selfie mediamente hanno 387 like e 55
commenti. Meno della metà della metà, sono sinceri. Ma meno eh. Partono cuori e
amore a profusione, si gode di quei momenti di gloria che ci si è procurati e con
falsa modestia ci si congratula a vicenda attribuendo meriti alla sola Madre
Natura. Ma ci si dimentica sempre, in modo molto ingrato e ingiusto, di quel
poveretto là, fuori dal bagno che, maledicendovi, vorrebbe lasciare anche lui
il suo I don’t like!
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